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Che orchestra dirigi dentro di te?

venerdì, 12 febbraio 2010

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Skakespeare diceva che la vita e’ un palcoscenico dove ognuno recita da attore la sua Commedia molte parti.
L’IO  sceglie il ruolo e si immedesima nel personaggio perche’ abbiamo più personalità contradditorie ma spesso  non ne siamo consapevoli.
Al nostro interno c’è come una orchestra,suoni diversi,emozioni ambivalenti come amore e odio che vanno accettate.

il direttore d’orchestra

Il nostro compito è di dirigere questi aspetti  come farebbe un di direttore d’orchestra.
Identificarsi in una sola personalità e’porterebbe alla rigidità
Nel teatro greco ‘la persona’ era la maschera.Ogni maschera serviva a recitare un ruolo. Finché ci identifichiamo con i nostri personaggi interiori (o solo con un personaggio) questi attori ci fanno recitare senza che ce ne accorgiamo le nostre ‘parti’.

Noi e i personaggi in cerca d’autore
E’ importante distinguere tra le nostre emozioni e quelle del personaggio.I roleplay o giochi di ruolo servono a riconoscere queste maschere e i 3 livelli attraverso i quali facciamo esperienza, ci facciamo delle opinioni o dei giudizi o reagiamo ad fatto
I fatti sono sempre neutri.E’ il nostro modo di vederli e sentirli che li colorano in modi diversi

 I 3 livelli
sensazioni -il corpo
Cosa  percepisco col corpo

le emozioni
Cosa sento a livello emotivo 

i pensieri
Cosa penso a livello mentale

La sensazione è l’ingrediente base dell’esperienza.Il corpo non mente.
Possiamo dire ad un’altra persona che non siamo arrabbiati,negare dentro di noi la rabbia perche magari ci fa sentire in colpa(per esempio spesso nella fase di lutto viene repressa la rabbia verso la persona che ci ha lasciato) ma il corpo ce la segnala con vari sintomi.
La maggioranza dei sintomi sono di origine psicosomatica.

Arrow Iconcosa stiamo facendo
Arrow Iconcosa vogliamo (non… ‘dobbiamo’)
Arrow Iconcosa stiamo evitando in quel momento
Arrow Iconcosa ci aspettiamo
 

Spesso ognuno sperimenta dietro di sé delle contraddizioni e delle ambivalenze:amore e odio,ammirazione e invidia.

Due situazioni incoerenti e apparentemente insolubili  richiedono la nostra attenzione ed azione .
Nell’infanzia ognuno assorbe  dei messaggi che vanno contro quello che e’ e sente in quel momento (Non devi piangere,comportati da grande…. ”non fare il cattivo”, “non avere paura”.Non viene quasi mai insegnato come affrontare la situazione e l’ emozione, di qualsiasi natura essa sia e questo crea confusione.
Per esempio la maternità mette spesso le madri di fronte a emozioni ambivalenti nei confronti dei propri figli. (amore e contemporaneamente anche ostilità,aggressività che viene tenuta  sotto controllo (l’aggressività si può infatti esprimere sia con atti espliciti come urlare ma anche con atti di omissione come dimenticare di dare da mangiare ecc.).

Fuggire  da se stessi e non accettare queste parti in ombra  ha un prezzo e crea disagio .Il risultato di questa fuga sfocia poi nella rigidità emotiva, nell’adattamento passivo e conformista alla società, nella  nevrosi Quando non si e’ consapevoli

 LA CONSAPEVOLEZZA NEL QUI E ORA

Spesso nutriamo aspettative negative catastrofiche con le quali ci impediamo di vivere, di essere,di rischiare.Il rischio ragionevole e’ parte integrante della crescita e della vita.
E’ importante dar  voce alle polarità opposte di una situazione:
volere-non volere
 fare-non fare
per trovare un equilibrio.
Ascoltarle e non negarle.
rescere e’ diventare cio’ che siamo. Avere il coraggio di guardare in faccia le nostte ombre e non respingerle.buono,generoso,caritatevole,
paziente,solare.
Vivere a una dimensione e’ vivere alla superficie.
Gesu’ nelle parabole disse:’chi e’ senza peccato scagli la prima pietra’,'non guardare la pagliuzza nell’occhio dell’altro,guarda la trave nel tuo occhio’.Come nel simbolo dello yin e yang nel bianco c’e sempre un punto nero e nel nero un punto bianco.Niente e’ mai tutto giusto o tutto sbagliato.

Nel dar voce alle due parti si riesce a sperimentare le emozioni fino in fondo e ad integrarle.Quando ci guardiamo dentro alcune parti di noi non ci piacciono:invidia,gelosia, rabbia.Allora ci critichiamo,ci giudichiamo.
Riconoscere e accettare che  tutto ciò fa parte di noi invece di proiettare le parti che non ci piacciono sugli altri e’ basilare per C

Nessuno e’ solamente

Accettare i propri i contrari invece di combattere l’ombra,guardare in faccia i propri draghi.Una persona che si definisce solo razionale ha schiacciato la propria emotivita’,chi si definisce solo amabile ha nascosto in cantina la propria eventuale invidia,chi e’ indifferente e dice ‘io non sono geloso/a ha alle spalle l’ombra della gelosia,chi cerca di essere sempre paziente ha in fondo un vulcano dove bolle la rabbia,chi desidera può anche avere paura di questo desiderio… chi ammira puo’ sentire anche l’ombra del disprezzo…..

Fedele a se stesso! Ma a quale se stesso? A quale dei tanti se stesso, che a ben guardare possono essere anche centinaia? Perché con tutti questi complessi e repressioni e vibrazioni e riflessioni, vi sono momenti in cui ho l’impressione di essere semplicemente il piccolo impiegato di un albergo senza proprietario, affaccendatissimo a registrare i nomi dei risoluti clienti e a consegnare loro le chiavi delle stanze’. Katherine Mansfield